Resto nel Pd per cambiarlo e ricostruire l'Italia

Dobbiamo essere chiari. Quanto sta avvenendo nel Pd non può essere vissuto come un'improvvisa sorpresa. Un fulmine a ciel sereno. Sarebbe più onesto dire che si tratta dell'epilogo di una storia fatta anche di errori di sottovalutazione.

Tentativi falliti di costruire una cultura politica unitaria, aggravata dallo smantellamento di luoghi e sedi unitarie di confronto ed elaborazione, sostituiti sempre più da una serie di occasioni ed eventi separati: fondazioni, meeting, riunioni, gruppi...

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Un manifesto prima del congresso per restare uniti

Vedo che la discussione all'interno del Pd si sta avvitando sul tema delle date, quella del congresso e quella delle elezioni. È sicuramente importante definire un orizzonte temporale per esprimerci democraticamente, dentro il Pd e nel Paese.

Ma non credo che questo possa essere il punto principale: c'è un governo che sta governando, c'è un orientamento della maggioranza sul calendario congressuale e non credo possa essere questo il punto di rottura. Una discussione imperniata attorno al tema delle date e dei possibili leader rischia di allontanarci ancora di più dalla vita reale dei nostri militanti e degli italiani, che hanno a che fare, purtroppo, con problemi molto più concreti e urgenti.

Il Pd, oggi, ha la necessità di ridefinire un campo attorno a un progetto per il Paese. Anche perché, nel frattempo, intorno a noi sta cambiando tutto: gli italiani hanno respinto la proposta di riforma costituzionale, la Consulta ha modificato la legge elettorale, lo scenario geopolitico è in piena trasformazione dopo l'elezione di Trump negli Stati Uniti e prima della tornata elettorale in Francia e Germania, che darà una nuova direzione e un nuovo volto all'Europa.

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Sconfitti dal nostro isolamento

Quali sono stati i motivi di una così potente affermazione del No? Dopo il risultato referendario questa domanda non è riuscita a imporsi nel dibattito del partito democratico. In assenza di analisi avanzano scenari e soluzioni utili a disegnare e garantire assetti ma, credo, poco utili a risolvere i problemi e a dare risposte ai nostri militanti.

È evidente che ci sono stati nostri errori e sottovalutazioni. È difficile, tuttavia, trovare il modo di parlarne serenamente. Anche in un momento così drammatico, comunichiamo separatamente con il nostro popolo. Non come un "collettivo", come una comunità e un partito impegnati in un confronto. Intervengono i "leader", i capi corrente: il più delle volte attraverso dei twitter e comunicati stampa, raramente in un rapporto diretto con le persone; oppure si alimentano i gossip giornalistici, elevati a commento e analisi politica.

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